Nota del Vescovo Primate sulla consultazione referendaria dell’8 e 9 giugno

L’esercizio del voto – come è scritto nella nostra Costituzione all’articolo 48 – non solo è un diritto ma costituisce dovere civico.

Stigmatizziamo le cariche politiche e istituzionali che oggi, come in altre occasioni, fanno propaganda per l’astensione: l’articolo 98 del Testo Unico sulle leggi elettorali (DPR 30 marzo 1957, n. 361) recita che “il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati o a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o a indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000“.

Come Chiesa Protestante Unita abbiamo contribuito a raccogliere le firme per i 4 referendum sul lavoro che sosteniamo concretamente e per cui invitiamo ad andare a votare SI perché, nella loro limitatezza tecnica, costituiscono un passo avanti per i diritti di tutti i lavoratori. Questo – è bene dirlo – mantenendo la necessaria separazione ed autonomia rispetto ai soggetti promotori e che hanno espresso il loro appoggio, siano sindacati, partiti o associazioni.

Per quanto riguarda il quinto quesito sulla cittadinanza – conclude la nota – abbiamo molte perplessità sia di carattere tecnico (la necessità di una legislazione complessiva e non di un intervento abrogativo) sia di giustizia (non è giusto trattare tutti gli immigrati nello stesso modo) e pertanto diamo una indicazione di libertà assoluta di coscienza circa il voto.

+Andrea Panerini

Vescovo Primate

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