Lettera pastorale sulla società, lo Stato e la sicurezza dell’Arcivescovo Andrea

Pubblicata oggi da Prato:

Lettera pastorale sulla società, lo Stato e la sicurezza

Andrea

immeritatamente e per Misericordia di Dio

Arcivescovo Primate dell’Arcidiocesi d’Italia della Chiesa Protestante Episcopale

e Vescovo Presidente per l’Italia della Free Protestant Episcopal Church

a tutto il Clero, al Popolo di Dio, ai Cristiani di altre confessioni

e a tutte le persone di buona volontà

Grazia, Pace e Misericordia nel nome di Cristo Risorto

«Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il SIGNORE per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene» (Geremia 29:7)

I. Da ormai diversi anni, nella nostra Nazione e in altre europee e del mondo, operano soggetti sociali e politici che in nome di una presunta “volontà popolare” praticano al di fuori delle istituzioni e dei valori della democrazia liberale e sociale ed agiscono in netto contrasto con i valori cristiani. Questi soggetti parlano esplicitamente di sovvertimento delle istituzioni democratiche, rivendicano la discendenza da movimenti autoritari e totalitari che tante guerre, sciagure e dolori hanno provocato nello scorso secolo e proclamano la necessità di “remigrazioni”, della perdita di diritti civili e sociali nel nome di un nazionalismo tossico e razzista e di fantomatici “purezza e valori nazionali” per arrivare a particolarismi ed egoismi sociali del tutto contrari al Vangelo: «”Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua”. Il secondo è questo: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è nessun altro comandamento maggiore di questi» (Marco 12:30-31)

II. Oggetto della propaganda di questi soggetti sono sopratutto le persone immigrate (regolari e irregolari rispetto alle leggi vigenti) al grido di “aiutamoli a casa loro” oppure di “chi viene da noi deve rispettare le nostri leggi e i nostri costumi”.

Senza addentrarci nella storia di altri paesi, è da rilevare che le radici e la grandezza della nostra Nazione affonda nella confluenza e integrazione di tanti popoli (etruschi, italici, greci, fenici, galli, romani, goti, bizantini, arabi, longobardi, franchi, germanici, francesi, spagnoli, albanesi e altri) che hanno portato i loro costumi sociali, culturali e religiosi sotto il quadro prevalente della civiltà e del diritto romano, mai scomparso nemmeno sotto le “invasione barbariche”. Nel V secolo d.C. il poeta latino Rutilio Namaziano parlava di Roma in questi termini: «Fecisti patriam diversis gentibus unam… Urbem fecisti, quod prius orbis erat» («Hai riunito popoli diversi in una sola patria… di tutto il mondo diviso hai fatto un’unica città», De reditu suo, I). L’identità religiosa italiana, in gran maggioranza cattolica-romana per habitus culturale e costrizione sotto le varie Inquisizioni, è stata sempre completata da importanti minoranze quali quella ebraica, protestante (soprattutto luterana e calvinista, come i valdesi), ortodossa e anche culturalmente musulmana, minoranze che tanto hanno dato allo sviluppo civile, religioso, culturale ed economico della nostra Nazione.

Non vogliamo certo nascondere le enormi difficoltà e i problemi che gli attuali flussi migratori portano nelle ricche nazioni occidentali – tra cui la Nostra – in termini di sicurezza e integrazione. Movimenti migratori che sono causati innanzitutto dal sistema capitalistico neoliberista globalizzato, che si è imposto ovunque negli ultimi decenni e che ha aumentato in maniera scandalosa le ingiustizie sociali e climatiche tra le vari nazioni del mondo e all’interno delle stesse. La Parola di Dio, per dirci quale deve essere la posizione cristiana nei confronti di queste persone, non è suscettibile di molte interpretazioni: «Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto». (Levitico 19:34).

III. Il dovere teologico dello Stato è di garantire, in mezzo a questo mondo imperfetto e peccaminoso, la pace e la giustizia, soprattutto sociale. Al di fuori di ciò esso perde la sua funzione ed è lecito per il cristiano disobbedire in maniera pacifica e nonviolenta. «Respingiamo la falsa dottrina secondo cui lo Stato, al di là del suo compito particolare, dovrebbe e potrebbe diventare il solo e totale ordinamento della vita umana tanto da assolvere anche funzione cui è destinata la Chiesa» (Dichiarazione teologica di Barmen, V). Il dovere del cristiano è quello di rispettare le leggi dello Stato e di contribuire, tramite le tasse – proporzionate al suo reddito – e con il suo operato, al bene comune, salvo quando lo Stato richieda qualche cosa che gravemente e ripetutamente attenti alla propria coscienza: «bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini» (Atti 5:29).

IV. La Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 e i suoi valori sono la trave portante della nostra Nazione. Pur nella sua inevitabile imperfezione umana, la nostra Costituzione, frutto dell’incontro di varie culture sociali e politiche che si erano opposte al nazifascismo, reca in sé numerosi valori cristiani ed evangelici tra cui quelli della solidarietà, della giustizia formale e sostanziale, del rispetto delle minoranze, della laicità dello Stato, delle libertà civili e sociali.

E’ quindi dovere di tutti i cristiani rispettare e proteggere lo spirito, i valori e l’applicazione della nostra Carta costituzionale che nasce da quelli della Resistenza che, pur con errori del tutto umani, rappresenta il secondo Risorgimento d’Italia e un luminoso esempio di sacrificio personale e collettivo in cui operarono molti cristiani, cattolici romani e non. Giuseppe Mazzini scriveva: «Un popolo morale ha sempre un governo degno di sé».

Vanno quindi respinti tutti quei movimenti sociali e politici che non si riconoscono in essa ed escono da questo perimetro costituzionale, valoriale e religioso con ideologie che costituiscono la morte di ogni idea politica e che usano la religione come instrumentum regni: «Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte, io non le gradisco; e non tengo conto delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di riconoscenza. Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre! Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!» (Amos 5:22-24)

V. La giustizia sociale, elemento cardine della sicurezza di un popolo, non si ferma solo a una uguaglianza formale davanti alla legge ma opera in tutti gli strumenti legali per diminuire le disuguaglianze economiche, lavorative, culturali e sociali. Senza giustizia sociale non si può operare una vera prevenzione del crimine e per questo bisogna rimuovere il concetto di intangibilità della proprietà privata: «la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario.» (Paolo VI, Populorum Progressio, 23).

    Lo stesso sistema economico capitalistico è radicalmente contrario al Vangelo e ai valori cristiani, come molti teologi e scrittori cristiani hanno scritto nel passato e come anche dice la Confessione di Fede della Chiesa Protestante Episcopale: «Crediamo che i sistemi economici e politici che non mettano al centro la dignità dell’essere umano e del Creato e che non perseguano la giustizia sociale e la pace siano contrari al progetto di Dio per l’umanità e alla sua Legge.» (Dichiarazione di Fede della Chiesa Protestante Episcopale, VIII). Il modello cristiano e biblico non mira necessariamente alla totale abolizione della proprietà privata, soprattutto personale e mirante al soddisfacimento delle necessità di base, ma la subordina al bene comune e alla solidarietà tra tutti gli esseri umani oltre alla preservazione del Creato e al benessere dei nostri fratelli e sorelle animali: «La moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e di un’anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.» (Atti 4:32-35)

    VI. E’ quindi chiaro che la Parola di Dio ci prospetta un modello di società che contempera un rispetto della vita, della sicurezza e dei diritti individuali unito a un socialismo cristiano che pone il bene comune e una economia della condivisione al di sopra dei concetti di profitto ed egoismo individuale. Rigetta la violenza di una certa lotta di classe non perché questa non esista – e non la stia vincendo attualmente la classe privilegiata ed iniqua – ma perché una giusta società non può nascere dalla violenza.

    E’ però dovere di ogni cristiano combattere in modo nonviolento, nella nostra società, per il trionfo di questi valori e di questa giustizia anche contro coloro che, privilegiati e potenti, non vogliano mettere in discussione i loro privilegi e il loro potere. E questo si esplicita anche con un impegno politico dei cristiani che, lungi dal mettere in discussione la laicità dello Stato, porti questi valori nell’agorà pubblica.

    Davanti al giudizio di Dio saremo chiamato a rispondere della nostra fede che si esplica innanzitutto nella difesa degli ultimi, dei discriminati e dei poveri: «Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me”» (Matteo 25:34-40)

    Ho inteso scriverVi tutte queste cose per invirtarVI a riflettere e ad operare per il bene comune, per la promozione del Vangelo e dei valori cristiani e per il mio dovere pastorale nel metterVi in guardia da chi predica odio, egoismo ed ingiustizia.

    Il Signore Vi benedica e protegga

    + Andrea

    Dato in Prato, il quinto giorno del mese di Agosto dell’Anno del Signore 2026, quinto del Nostro Episcopato

    La lettera è scaricabile qui.

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